Abbiamo letto « Il Taccuino » di Albert Barbera – Ed. Riverdito – 2019
« Il taccuino », pubblicato da Reverdito nel 2019, è il primo romanzo di Albert Barbera.

L’autore – nato in Russia nel 1993, è cresciuto in Italia dall’età di 11 anni. Appassionato di letteratura e in particolare di storia e cultura italiana, Albert Barbera ha studiato all’Università di Torino e lavora presso l’ufficio di contabilità della provincia di Cuneo.
La storia – Jim, il protagonista di origine siciliana, racconta in prima persona e in un italiano popolare alcuni episodi della sua vita a New York, dov’è emigrato con sua Mamma all’età di 14 anni.
Per sopravvivere, si arruola in una banda di malviventi guidata da un padrino italiano.
Lì stretta amicizia con Nick, un emigrato irlandese che gli resterà fedele.
All’interno della banda eseguono missioni su commissione di cui, evidentemente, Jim non conosce la finalità (cosa che può disorientare il lettore che vorrebbe saperne di più).

Scarface
La vita di Jim cambia quando incontra una bella italiana, Aria, di cui si innamora follemente.
Ciò che lui ignora è che si tratta della figlia del boss, il quale non gli perdona questa relazione.
Per questo motivo Jim è costretto a fuggire da New York con la sua amata verso la California e poi ad arruolarsi nell’esercito americano.
Alla fine, ritroverà la sua terra natale durante lo sbarco alleato del 1943 in Sicilia.
L’epilogo spiega il titolo : nel 1945, su una spiaggia siciliana, un soldato americano ritrova nella sabbia « il taccuino » nel quale Jim ha raccontato il suo percorso americano. Sarà un testamento destinato a suo figlio.
Il racconto è incorniciato da due brevi dialoghi simbolici tra Hemingway e un certo Gil (dialoghi tratti da un film di Woody Allen, Midnight in Paris.). Nel primo, Gil viene incoraggiato dall’autore ad avere fiducia nella proprie capacità di scrittore; nel secondo, Hemingway afferma che è l’amore di una donna a permettere al soldato di vincere la paura della morte.
Recensioni dei lettori – Il libro ha suscitato un grande interesse, il club di lettura ha riunito una ventina di partecipanti.
Molti hanno apprezzato la facilità di lettura grazie allo stile scorrevole, al vocabolario accessibile, ai capitoli brevi e, benchè sia più difficile, l’uso del passato remoto ha rappresentato un’utile revisione grammaticale.
Diversi hanno rimpianto che il racconto mostrasse poca continuità, che gli episodi fossero solo accennati senza spiegarne chiaramente il significato. A ciò si può rispondere che si tratta della percezione del narratore, che agisce su ordine senza sapere tutto, e che si tratta proprio di un taccuino di annotazioni. Inoltre, l’autore lascia intendere che il racconto fu scritto da Jim nelle trincee per suo figlio, come una sorta di confessione sulla vita di un malvivente che ha trovato la redenzione grazie all’amore.
Detto ciò, probabilemente uno degli obiettivi dell’autore è restituire l’atmosfera degli anni ’30 a New York nel mondo della malavita locale. È infatti per questa ragione che l’editore ha inserito il libro nella sua collana “la vita vissuta”. Tuttavia, a questo proposito, diversi lettori hanno fatto notare che si tratta di stereotipi derivati da libri o film americani sulla mafia, come Scarface, Il padrino o Al Capone e non si tratta mai di un vero racconto di « vita vissuta ».
Per concludere, se tutti hanno concordato sul fatto che questo libro non rappresenti un grande successo letterario, è stato comunque un’occasione per discutere dell’emigrazione italiana – soprattutto negli Stati Uniti – e in generale della difficoltà di integrarsi in un paese con una lingua e una cultura diverse e di essere spesso soggetti a discriminazione, il che può portare a finire in situazioni difficili o persino illegali.
Ancora una volta, questa riunione del Club di Lettura ci ha permesso di confrontare i punti di vista, di ampliare la visione del libro, dei personnaggi e di migliorare la comprensione della storia.
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