
La neve in fondo al mare
di Matteo Bussola, nato nel 1971 a Verona. Laureato in architettura, poi fumettista,
è diventato narratore. Scrive un libro all’ anno e collabora con settimanali (Repubblica, F).
Conduce una trasmissione radiofonica su Radio 24, « Non mi capisci », sul mondo adolescente.
Il suo grande successo è :
« Notti in bianco, baci a colazione » (2016)
che tratta il tema di diventare papa’. È diventato un film su grande schermo,
L’anno scorso, abbiamo letto «il rosmarino non capisce l’inverno» di 2022.
Il romanzo “La neve in fondo al mare », racconta la storia di ragazzi con problemi di salute mentale, e parla della difficoltà del dialogo tra adolescenti
e genitori.
Cosa significa il titolo ? “Scoprire la profondità della tristezza di un figlio, a neanche sedici anni, è come trovare qualcosa in un posto in cui non te lo saresti mai aspettato (…). È come trovare la neve in fondo al mare”
È la storia di Tommy, ricoverato in un reparto di neuropsichiatria infantile dove si trovano degli altri adolescenti con i loro genitori.

I genitori vivono nella speranza che i figli guariscano. Il padre di Tommy dovrà fare tutto un percorso per capire che aveva messo troppa pressione sul figlio.
L’altro tema che si intreccia con la loro storia : il lockdown della pandemia.
Durante questo periodo era scomparsa tutta la socialità . Questo ha avuto un impatto sulla mente della gente. Alcuni ragazzi hanno sofferto del loro isolamento e alcuni sintomi sono aumentati. Altri ragazzi introversi hanno potuto vivere nel loro mondo, ma dopo è stato difficile reinserirsi.
Alla fine del romanzo Tommy dice: «voglio una zattera col tetto».
Alcuni di noi capiscono che vuole costruire un legame con la famiglia e altri capiscono che è capace di partire in buoni termini con la famiglia ma essere più autonomo.
Alcuni altri pensano che la fine sia positiva per uno o due ragazzi (Tommy e Eva) pero’ non tutti condividono questo parere.
Poi attraverso questo romanzo abbiamo parlato delle nostre esperienze.
Cosa ne pensiamo :
Philippe: si interessa alla psicologia, pero’ non ha finito il libro.
Jean-Louis: Non mi è piaciuto ma mi ha colpito. Penso che ci sarà una fine brutta per i ragazzi. E’ ben scritto, ben analizzato e facile da leggere. Ma non è cronologico, dunque difficile da capire.
Michel: sebbene gli sia piaciuto e la storia l’ha commosso, trova la storia triste e spera un libro più allegro per la prossima volta.
Cristina: è facile da leggere, ma è spaesante, e trova la storia pesante.
Catherine: le è piaciuto. Parla a tutti. È difficile ricordare i nomi delle persone. Il romanzo parla della difficoltà di essere genitori e che non è tutto la colpa de uno o dell’altro.
Elizabeth: Non le è piaciuto molto. Interessante i legami creati tra gli adolescenti. Non le piace Tano: è troppo possessivo e intrusivo.
Celina: non l’ha ancora letto ma ne ha voglia. Pensa che sia un tema contemporaneo e ci ha spiegato molte cose della psicologia perché è il suo mestiere.
Bernadette: le è piaciuto. Pensa che sia positivo alla fine e che inizia una nuova storia. Era maestra e parla della sua esperienza con i bambini alla scuola, della sofferenza tra i ragazzi e i genitori, della difficoltà di dire le cose.
Anna: Le è piaciuto molto per i temi legati alla psicologia. Questo libro fa riflettere. Le parla personalmente. La toccano i genitori persi e la difficoltà di abituarsi al cambiamento dei figli.
Carole: non l’ha ancora letto ma le è piaciuto ascoltare il tema.
Najoua: le è piaciuto e l’ha toccata molto essendo anche lei una mamma.
Claire: le è piaciuto e l’ha toccata molto. È strutturato come il libro precedente che abbiamo letto (Il rosmarino…). Ci sono molti personaggi che hanno legami tra di loro. All’ospedale adolescenti e genitori si incontrano e tutte le loro interazioni fanno evolvere la loro storia.
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